Displacement – New Town No Town

Cosa resta di una città che ha perso i suoi abitanti? Dove finisce la città fisica e dove comincia quella viva? Cosa accade al suo genius loci quando i cittadini vengono dispersi nell’anonimato della periferia? Ho percepito cosa significa lo sradicamento camminando tra le strade dissestate di L’Aquila, divenuta simbolo della perdita di una comunità. Il terremoto del 2009 ha trasformato la città in un cantiere permanente: hotel, caffè e wine bar sorti tra le macerie, come se bastassero a ricostruire la socialità. Intanto, la popolazione è stata spinta nelle “New Town”, periferie dormitorio senza memoria né centro, dove regna uno spaesamento materiale e spirituale. Con il progetto Displacement ( 2015 – 2019) ho cercato di interpretare questo divorzio tra economia e tessuto sociale. Mi sono immerso nella geografia fratturata della città per seguirne le trasformazioni e documentare lo spostamento della popolazione verso i margini. Ho osservato architetture sospese, luoghi pensati per contenere, non per vivere. Decisioni prese senza ascolto hanno prodotto un esilio interno: fisico, emotivo, culturale. Ho voluto capire come una comunità si riconosce nel trauma, cosa riesce a salvare, come resiste alla dissoluzione della propria identità. E cosa accade a una città quando chi la governa non ha esperienza, immaginazione né appartenenza. Ho voluto comprenderne la geografia fisica ed emotiva dello sradicamento.

  • Coppito (L'Aquila), Progetto C.A.S.E.

    Coppito (L’Aquila), Progetto C.A.S.E., 2014, Giovanni Cocco

    N 42.36913 E 13.31927

    Marilena fotografata nel suo appartamento del progetto C.A.S.E. di Coppito 3, un programma di edilizia abitativa antisismica realizzato dopo il sisma per ospitare temporaneamente gli sfollati, composto da complessi residenziali costruiti nelle aree periferiche della città. Dopo il terremoto
    ha vissuto da una vicina, poi dalla zia a Preturo per circa un anno e successivamente da amici a Rocca Santo Stefano. Dopo un breve periodo in affitto grazie al contributo di autonoma sistemazione, si è trasferita nel 2013 nel Progetto C.a.s.e.

  • L’Aquila, centro storico, lenzuola su prato

    L’Aquila, centro storico, lenzuola su prato, 2014, Giovanni Cocco

    N 42.35472 E 13.39269

    Un lenzuolo e una federa bianchi stesi su un prato, nel centro storico dell’Aquila. Il terremoto del 2009 ha colpito la città di notte, mentre migliaia di persone dormivano nelle proprie case, distruggendo abitazioni, monumenti, ospedali e edifici universitari. Ha causato 309 morti e oltre 1.500 feriti. È stato il quinto sisma più forte registrato in
    Italia nell’ultimo secolo.

  • L’Aquila, centro storico, interno di un appartamento

    L’Aquila, centro storico, interno di un appartamento, 2014, Giovanni Cocco

    N 42.35329 E 13.39634

    Interno di un appartamento, probabilmente abitato da studenti, nel centro storico
    dell’Aquila. Dopo il terremoto, molti residenti hanno lasciato la città in fretta, abbandonando oggetti e tracce della vita quotidiana.

  • L’aquila, centro storico, interno di una casa

    L’aquila, centro storico, interno di una casa, 2014, Giovanni Cocco

    N 42.35044 E 13.40409

    Cinque anni dopo il terremoto, la ricostruzione all’Aquila procede
    lentamente. Molti appartamenti restano inutilizzati mentre le lunghe attese e il
    sistema degli affitti calmierati spingono numerose famiglie a lasciare la
    città, cercando altrove condizioni di vita e prospettive più stabili. Gli interni rimangono fermi, come sospesi nel tempo.

  • L’aquila, centro storico, dintorni di Piazza Palazzo

    L’aquila, centro storico, dintorni di Piazza Palazzo, 2015, Giovanni Cocco

    N 42.35104 E 13.39798

    Un mimo si esibisce nel centro storico dell’Aquila, tra impalcature e cumuli di macerie. La vita quotidiana prosegue anche in uno spazio segnato dall’abbandono. Le persone si adattano alle condizioni imposte,
    continuano a vivere, mentre il tempo e l’attesa logorano lentamente la
    volontà.

  • L’aquila, centro storico, auto abbandonata

    L’aquila, centro storico, auto abbandonata, 2014, Giovanni Cocco

    N 42.34573 E 13.39543

    Nel centro di L’Aquila, un’auto d’epoca perfettamente conservata resta ferma, abbandonata tra edifici vuoti e cantieri sospesi. La città storica, segnata da macerie e incuria, e quella nuova, costruita in periferia, mostrano due volti dello stesso Paese, ancora in difficoltà nel ricostruire
    dopo anni di cattiva gestione e abbandono.

  • L’aquila, centro storico, interno del cinema Massimo

    L’aquila, centro storico, interno del cinema Massimo, 2014, Giovanni Cocco

    N 42.34635 E 13.39747

    All’interno del Cinema Massimo, nel centro storico dell’Aquila. Una città fragile ha visto la sua ricostruzione procedere a rilento e più legata a modelli imposti dall’alto che ai bisogni sociali delle persone. Il processo
    di ricostruzione del dopo sisma è stato criticato per essere stato ritardato, inefficace e poco mirato alle esigenze reali della comunità, con decisioni spesso determinate da priorità politiche ed economiche più che dal recupero del tessuto sociale originario.

  • San Gregorio (L'Aquila), dintorni del villaggio M.A.P.

    San Gregorio (L’Aquila), dintorni del villaggio M.A.P., 2014, Giovanni Cocco

    N 42.33004 E 13.50080

    Un ragazzino fotografato nel prato davanti a casa, in uno dei complessi residenziali costruiti dopo il terremoto. Dopo il trasferimento nelle aree agricole
    intorno all’Aquila, migliaia di cittadini sono rimasti privi di servizi pubblici e spazi di aggregazione. Questo è il contesto in cui molti bambini sono cresciuti.

  • Poggio Picenze, villaggio M.A.P.

    Poggio Picenze, villaggio M.A.P., 2015, Giovanni Cocco

    N 42.31794 E 13.54158

    Villaggio M.A.P. di Poggio Picenze. Dopo il terremoto del 2009, L’Aquila è stata attraversata da un vero e proprio esodo.
    Oltre 65.000 persone sono state trasferite nelle aree periferiche della città. Terreni agricoli sono stati riconvertiti per ospitare nuovi complessi residenziali: 19 aree non urbane denominate New Towns.

  • San Nicandro (Prata d'Ansidonia), interno di abitazione

    San Nicandro (Prata d’Ansidonia), interno di abitazione, 2015, Giovanni Cocco

    N 42.28294 E 13.59144

    Un fenicottero imbalsamato all’interno di un’abitazione. L’animale, eredità di una pratica di caccia degli avi dei baroni Cappa, è rimasto nella casa dopo l’abbandono. Dopo aver perso tutto nel terremoto, è emerso un forte bisogno di conservare, come se ogni oggetto fosse diventato degno di essere salvaguardato.